PANORAMA STORICO Questo excursus panoramico sugli Altipiani di Arcinazzo è ideale per quanti amano le passeggiate in campagna e sui monti, per chi ama l'aria pulita e frizzante, per chi predilige località che parlano il linguaggio della storia. Agli Altipiani è fresco ancora il sapore delle cose genuine e naturali che caratterizzarono in passato le attività pastorali e agricole. Sensazioni e stili di vita ancora vivi oggi nel cuore della gente nonostante l'espansione edilizia che ha messo a dura prova l'integrità storico-paesaggistica dell'ambiente. Sin dai tempi antichi e fino alla metà del nostro secolo gli Altipiani di Arcinazzo furono un importante punto di incontro per la transumanza. I pastori provenienti dal vicino Abruzzo, dalla valle del Sacco e dai Monti Simbruini vi sostavano con le loro greggi per riposare sia prima di scendere a svernare verso le piane dai pascoli più ricchi, sia a primavera, prima di risalire verso i paesi di appartenenza. I tratturi, divenuti oggi in gran parte strade asfaltate, convergevano e si incrociavano nella vasta piana che si animava così di suoni, voci e belati in una confusione festosa. La prima impronta tangibile di storia sugli Altipiani di Arcinazzo (la romana Arx narrii, la medievale "Arsinace", "Arcenaze" e "Arcinatio"), risale al 1 secolo. Ne sono testimonianza i resti ben conservati e recentemente restaurati dell'Arco Romano (A-5) in prossimità del Km 39,600 della S.S. 411 Sublacense, quasi certamente "Porta Daziale" per chi transitava. II reperto più importante che testinonia un insediamento certamente più stabile è "la Villa Romana" (I-5), un tempo ricca residenza degli Antonini, da Traiano a Commodo, e probabilmente anche di Nerone che aveva fatto costruire per sé una grande villa a Subiaco sul fiume Aniene. Ne danno prova i bolli laterizi e le scritte indicative ritrovate oltre che la tradizione popolare e la toponomastica, che indicano i resti della villa romana come "villa di Nerone" e i resti delle Peschiere (I-5), che ne costituivano la riserva di acqua, come "bagni di Nerone". La villa era decorata con marmi pregiati e soffitti d'oro lavorato. Una conferma della sua ricchezza ci viene dai preziosi reperti (marmi, portali, capitelli e mosaici) asportati nel tempo e utilizzati per abbellire chiese e palazzi dei centri vicini. Sicuramente la crisi dell'impero Romano e le invasioni barbariche con i conseguenti saccheggi, determinarono l'interruzione del processo d'insediamento già iniziato sull'altopiano, che seguitò, però, a registrare la cadenza regolare dei movimenti di transumanza. La località conobbe un'altra epoca di rinascita nel medioevo. E' di questo periodo la torre detta "Pie di campo" o di "Narzio" (I-5), considerata una importante costruzione tardo romana. Situata alle pendici del monte Attuino, vicina alla villa romana, fu una delle rocche, erette a difesa dell'altopiano, venne fatta demolire nel 1109 dall'abate di Subiaco Giovanni V per sottrarre ai nemici del monastero benedettino un valido punto strategico. Della medesima epoca è il Castello di Colle Alto, i cui ruderi si incontrano a circa 1 Km della Via Sudacciara (F-7). Di esso si trova menzione nelle bolle dei Papi Urbano II (1088) e Nicolò II (1059 e 1062). Il castello dominava la riva a sinistra dell'Aniene, di fronte a Jenne, e fu motivo di discordia tra i monaci benedettini di Subiaco e la città di Trevi, che nel 1146 lo occupò. Dopo una lunga vertenza, per intervento del Papa Alessandro IV fu restituito ai monaci che nel 1299 lo cedettero ai Caetani, con atto del notaio Nicolò Novello di Vico. Altre notizie storiche ci arrivano solo dopo secoli di silenzio con la carta dell'Ameti (1693-1696), dove appare evidenziata la strada Piglio-Altipiani e Altipiani-Trevi, che oggi scende verso il fiume Aniene col nome di "Sudacciara". L'odierno insediamento muove i primi passi con la famiglia trebana dei Passeri, che si è resa protagonista dello sviluppo commerciale e turistico dell'altopiano. Agli inizi del 1700, Giovanni Battista Passeri, noto col nome di "Meo", si trasferì stabilmente sull'altopiano, costruendovi la sua abitazione, tuttora esistente (E-5). Quasi contemporaneamente venne aperta un'osteria al bivio per il Piglio e un'altra al bivio per Trevi. Esse furono un confortevole punto di riferimento per i numerosi pastori di passaggio e di ristoro per la moltitudine di pellegrini in visita al Santuario della SS. Trinità di Vallepietra. Alla sua "... affumicata cucina facevano capo i montagnoli d'Abruzzo, di Ponza (l'odierna Arcinazzo Romano), di Filettino, di Guarcino e di Piglio, i pastori e i molossi..." come riferisce il Gori nei suoi scritti. Una pergamena del monaco benedettino Don Carlo Spoletini realizzata nel 1776 e rinvenuta nella biblioteca di S. Scolastica di Subiaco, evidenzia l'ubicazione della vecchia osteria al bivio per Trevi. Agli inizi del 1900 gli Altipiani di Arcinazzo vennero scelti da ricche famiglie per costruirvi le proprie residenze estive: nacquero così le splendide ville Bandirli, Parodi Delfino, De Vito, Busiri Vici, Paolucci de Calboli. Nel 1930 venne costruito l'edificio scolastico, ampliato nel 1964 e poi sede anche dell'ufficio Postale e di un ambulatorio medico. Da 7 famiglie di 30 persone presenti nel 1920 si è passati ai 500 residenti del 1992. Vennero poi costruiti l'istituto delle Suore dell'Assunzione e l'Azienda Zootecnica di Mons. Lupi con l'annessa cappella, passata poi ai Graziani e quindi ai Salesiani. Al marchese Giacomo Paolucci de Calboli si deve la realizzazione del vivaio forestale il cui progetto, sostenuto anche da Arnaldo Mussolini, è stato attuato grazie all'apporto finanziario della fondazione "Walter Becher pro silvicultura in Italia". Nel 1963, la generosità della N. D. Lucia Parodi-Delfino, unita a quella degli abitanti del luogo, consentì la costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale (D-4), dove si possono ammirare opere di Mariani (S. Benedetto e S. Giovanni Bosco), di Busiri Vici (pala absidale l'Assunzione) e le coloratissime vetrate di G. P. Albertini. Nomi illustri nel campo dell'arte, dello spettacolo e della politica hanno soggiornato qui negli ultimi anni, da Guido Piovene a Stefano D'Arrigo, a Gian Piero Albertini, a Audrey Hepburn, a Rodolfo Graziani, ad Alcide De Gasperi e a Sandro Pertini. Testimoni dello sviluppo urbanistico e del cambiamento paesaggistico verificatosi sull'altopiano, sono le numerose ville ed i residences sparsi nel verde, intorno al vecchio centro storico, dove spiccano la chiesa parrocchiale, gli alberghi "Il Caminetto", "Il Cristallo" e il nucleo residenziale di Piazza Meo Passeri, che nell'eleganza architettonica si sposano felicemente ai declivi dei colli circostanti, che inondano di pace l'altopiano, cullandone lo scorrere dei secoli.
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